partigiano

IL PARTIGIANO GIANNI
Giovanni Tansini 1920-1944

 

Gianni Tansini
 
 Biografia
 Medaglia d'argento
 Luoghi della memoria
 Codogno ricorda
 Documenti

 Video
 Links
 Cerca

Questioni partigiane
 
 Divisione "Piacenza"
 Sentieri partigiani
 Giustizia e Libertà

Letture resistenti
 

 Beppe Fenoglio
 Piero Calamandrei
 Primo Levi
 Antonio Gramsci
 Nikola Vaptzarov
 
Canti partigiani

 Bella ciao
 Fischia il vento
 Dalle belle città
 Festa d'aprile
 Dischi consigliati

    La Biografia

Gianni TansiniGianni Tansini è nato a Codogno (LO) il 23 agosto del 1920, figlio di Clementina De Bernardi e Rodolfo, di professione tappezziere, militante socialista e antifascista. Gianni era l'ultimo di cinque fratelli: Lucia, Martino, Gina, Pace.

Già militare nell'Esercito Italiano, appartenente all'VIII Reggimento Artiglieria Guardia alla Frontiera di Venaria Reale, venne successivamente dislocato a Ulzio ed a Bardonecchia. L'8 settembie 1943 riuscì a fuggire ed a rifugiarsi nei pressi di Codogno. Quando divenne troppo pericoloso restare nella zona, Tansini decise di trasferirsi nel Piacentino ove sapeva l'esistenza di formazioni partigiane. Si arruolò nella II Brigata della Divisione «Giustizia e Libertà» militante nella zona fra Castelvetro e Pianello Valtidone.

Venti giorni prima del suo sacrificio ricevette la visita del padre e l'episodio merita di essere qui citato. Dopo che Rodolfo Tansini aveva visitato e lasciato il figlio fra le montagne di Pianello, se ne stava ritornando a Codogno cercando di servirsi di strade meno frequentate. In un'ansa del Po di rimpetto a Somaglia, Rodolfo Tansini si servì di una barca-traghetto per attraversare il fiume assieme ad altre cinque persone. Mentre stava effettuando la traversata, per un improvviso colpo impetuoso di remo la barca si rovesciò lanciando in acqua le persone e le merci a bordo fra cui alcune biciclette. Eravamo ai primi di novembre del 1944, l'acqua era abbastanza fredda e la zona era avvolta in una fittissima nebbia. Il Tansini, caduto in acqua, riuscì ad aggrapparsi ad una botte di vino ed a mantenersi a galla mentre le altre persone, chi in un modo chi nell'altro facevano altrettanto.

Dopo circa tre ore vennero avvistati da alcuni contadini che passavano casualmente lungo l'argine e tratti finalmente a riva. Il vecchio padre, fradicio e intirizzito dal freddo, pensò soltanto al figlio Gianni che in quei giorni stava peggio di lui.

Nella notte sul 23 novembre 1944 la zona dove si trovava il piccolo distaccamento di partigiani della brigata «Busconi», precisamente sui monti di Pianello Valtidone, nei pressi di Casanuova, venne circondata da forze nemiche ed alle prime luci dell'alba iniziò il rastrellamento. Uno dei partigiani, Carlo Ceriani di Pavia, che il giorno prima era stato ferito da un colpo di mortaio durante un'azione di disturbo, doveva essere portato in salvo al più presto. Gianni Tansini si offerse di compiere la missione e si caricò sulle spalle il Ceriani. Attraversando la parte alta della montagna si diresse verso una località lontana ma durante questa marcia di trasferimento vennero avvistati da una pattuglia tedesca e fatti segno a colpi di arma da fuoco andati a vuoto. Portato a destinazione il ferito, il Tansini volle ritornare verso la valle dove i suoi compagni erano in pericolo e fu proprio mentre stava tornando da loro che si incontrò con la pattuglia che gli intimò la resa. Resistendo con tutte le sue forze, sparata l'ultima cartuccia, Tansini, ormai circondato ed all'estremo delle sue possibilità, si lanciò in avanti all'arma bianca ma venne immediatamente sopraffatto e trucidato sul luogo gridando «Viva l'Italia». Gianni Tansini si era immolato per la Patria, per la sua fede di libertà e di giustizia e si era sacrificato per salvare gli altri.

Trascorsero venti giorni, nel giorno di Santa Lucia la sorella Gina si sposava e poche ore dopo la celebrazione delle nozze giungeva a Codogno la notizia della tragica fine di Gianni Tansini lasciando nella costernazione e nel dolore tutti quanti avevano cercato poco prima di sorridere agli sposi. La famiglia si portò a Casanuova e sul luogo dove egli era caduto non restava che una piccola fossa coperta con terra fresca e con una piccola croce formata con due rudimentali pezzi di legno. Poco lontano, appoggiato ad un cespuglio un piccolo cuscino che Gianni Tansini aveva sempre portato con sé a ricordo della sua cara mamma.

Testo basato su fonti orali e sull'articolo apparso su "Il Codognese" N.4 Anno III del 13 aprile 1963



  Ultimo aggiornamento: 24.08.2014 Perché questo sito e-mail: webmaster (at) partigiano.net